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Intervista
a...
Guido Baroni
Firenze,
14 Settembre 2002
Intervista a
Guido Baroni
Che cosa è per Lei la Luce?
-
E’
come una vernice, un colore, un…non so un giallo, blu,
amaranto, rosso…capito?
La luce per me è colore, è ombra, luce è
espressione.
Come sono relazionate queste sensazioni
con la luce nel testo?
-
Come
fossero quadri. Io dipingo. L’ultimo quadro che ho dipinto
è un bozzetto per un balletto e ogni zona del balletto ha
un colore suo, però il disegno è astratto.
L’interpretazione del disegno, della
sua” pittura” è in relazione al testo, alle emozioni…
-
Al
testo, a quello che significa, a quello che ci può dare
come recitazione, come danza, come…come tutto!
Nell’arco della sua carriera dove ha
utilizzato tutte le invenzioni, tutte le idee, tutto quello che
ha creato, quali sono quelle che La hanno emozionata di più nel
momento in cui le ha applicate?
§
Lo sai, quando io
le ho applicate non mi hanno fatto nessun effetto, perché già
aspettavo il risultato. Se non fosse avvenuto, quel risultato
allora sarebbe stato una delusione, no? Perché sarebbe stato un
fallimento. Ma dal momento che quello che avevo pensato,
programmato, costruito, inventato ha funzionato, allora tutto
era a posto.
Da dove proviene la magia del trovare
questa sensazione, questa emozione nella creazione?
§
La magia viene da
sé, perché uno vive e non sa perché, no? Tu vivi in un tuo
mondo poetico e anche tecnico, per cui quando le due facce si
assomigliano, cioè quando si incontrano, allora quel mondo
diviene il massimo della poesia e il massimo della tecnica.
Quanto è risultata immediata e utile
la Sua ricerca sulla pittura, i disegni, le invenzioni
nell’arco della realizzazione teatrale?
§
Non c’è un a
scadenza. Una volta può durare due anni, un’altra volta il
mese dopo mi è capitato di doverla impiegare.
Nel panorama di tutte le esperienze
che ha avuto, può
citarne una significativa per un ricordo caro, per un insieme di
cose che La hanno colpita?
§
Ma non saprei
dire, perché sono tante…Carosello Napoletano, Orfeo ed
Euridice, quelle di Visconti, Troilo e Cressida… Sono tante,
ognuna ha avuto delle particolarità.
Cosa Le è piaciuto di se stesso nella
parte esecutiva e creativa del Suo lavoro, dall’inizio e col
passare degli anni?
§
Scavalcare i
sistemi dei nonni e dei padri! Quando io trovavo qualcosa che
era fuori dalla loro norma, l’applicavo subito! Mi ricordo di
aver bisticciato: non con mio padre (mio padre mi lasciava
fare), con un capo macchinista. Diceva che io gli avevo rovinato
le scene, perché erano sue, no?! Invece io avevo fatto le cose
al massimo della verità. Poi erano scene brutte, di carta, sai,
di quelle dipinte, brutte insomma: avevano un certo fascino, ma
erano colabrodi.
Come deve essere secondo Lei il
rapporto con le persone dell’equipe nel Suo lavoro?
§
Mah, di tipo
fraterno, d’amicizia. Perché le cose belle nascono da...come
si potrebbe dire…rapporti di amicizia.
E quando ci sono invece gli scontri
con registi esigenti, o macchinisti, magari?
§
Ah no, no! Io ho
sempre urlato. Mio padre stava da una parte e ridacchiava, perché
vedeva che mi battevo per le mie idee anche con il capo
macchinista.
Le Sue idee sono sempre risultate
tutte vincenti?
§
Si, abbastanza.
Per esempio io ricordo la prima volta che ho messo un proiettore
in ribalta: piccolo, un cinquecentino, per fare l’ombra, nel
Barbiere di Siviglia, della serva che canta “ Sono vecchia
poveretta…”. Io le dissi di stare da qui a qui, perché
aveva un’ombra della candela davanti, un’ombra dietro, e
significava l’ombra della candela, e lei stette attenta e come
lo fece bene! Allora venne su alla fine dell’atto quello delle
parrucche, Filistrucchi, il vecchio, e mi disse: “Tu farai
carriera. Bravo, queste sono le cose da fare!” Sai, massima
soddisfazione. E il capo macchinista mi aveva detto:“ Ah! Tu
mi hai rovinato la scena!” E allora gli dissi: “ Senti!
Senti!”. Mio padre da una parte sghignazzava, perché non
voleva dare ragione né a me, né a lui; cioè dava ragione a me
senza farlo vedere a lui.
Il rapporto con i Suoi colleghi, è
comunque di stima, di reciproco scambio d’idee?
§
Dipende da chi. Se
uno è cretino, è cretino.
Parliamo di personaggi come Vittorio
Storaro, Beppe Lanci, Rotunno, direttori della fotografia.
§
Ah sì, sì, ma è
difficile a noi è frequentare la gente del cinema.
Come
considera i lavori di fotografia nel cinema, Lei che
viene dal teatro?
§
Ma io,
preferisco…ho fatto anche “Giove in doppio petto” e anche
altre cose. Ma non mi dava soddisfazione, perché non c’è un
legame diretto tra chi fa e chi usufruisce: c’è sempre la
macchina da presa, la pellicola, ci sono tutti questi passaggi
che ti impediscono il contatto diretto.
…del
pubblico?
§
Sì, non tanto del
pubblico, quanto anche degli amici, per esempio, o degli
allievi, di chi vuoi.
Da quanti anni sogna di riuscire a
dipingere con la luce?
§
Mah…io l’ho
sempre fatto!
In tutti questi anni? Non ha cercato qualcosa di più nel..
§
No, dovevo
perfezionarmi , ma non...
Non c’è un punto,
un passaggio, una ricerca che Le sono mancati?
§
Beh sì, le cose
negative, ovviamente, c’erano. Facevano parte di un punto
d’arrivo, ma non ne ho mai risentito, perché dopo c’è
sempre un altro scalino, no?
C’è qualcuno a cui è
particolarmente affezionato tra le persone che hanno creato e
sviluppato tutti i progetti e sono state al suo fianco?
-
Ma
tutti i miei ragazzi, tutti i miei amici. Sì, non c’è
stato isolamento estetico. Ricordo che finivo sempre le
prove di luci, adunavo i miei ragazzi in ribalta, spiegavo
loro che cosa succedeva
in quell’atto in quella tal opera e il perché io
avevo usato quegli apparecchi, quelle cose. Insomma spiegavo
la ragione per cui io avevo fatto le luci in un certo modo.
Ma questo quasi sempre.
Che cosa pensa invece della realtà
teatrale d’oggi, dei nuovi mezzi della tecnologia molto
preponderanti…
-
Ah
ora tocca ai giovani…s’arrangiano loro, eh!
L’utilizzo delle nuove tecnologie nel suo lavoro, come i
motori intelligenti…?
-
Sì,
se capita perché no, ma ad un artigiano come me non servono
a niente.
Usa più il cuore?
-
Sì.
Il computer va bene solo per fare gli elenchi del materiale.
Grazie a Guido Baroni.
Sarah Volpi
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